Trattamenti dell’acqua

Negli impianti termici, siano essi di riscaldamento o di raffreddamento, l’acqua utilizzata, viene sottoposta a trattamenti che ne migliorano la qualità, in funzione delle necessità degli impianti nonchè delle apparecchiature che devono asservire.

Di seguito alcuni dei più comuni trattamenti prendendo spunto dal manuale del perito ed. Hoepli, e dai manuali a corredo delle più comuni macchine termiche utilizzate in ambito impiantistico.

I trattamenti a cui si possono sottoporre le acque di alimento o di ricircolo degli impianti termici sono:
– trattamenti fisici o chimico-fisici (esterni)
– trattamenti chimici (interni)

I trattamenti fisici e chimico – fisici possono essere:
– filtrazione
– degasazione
– adsorbimento (con carboni attivi)
– chiariflocculazione
– deferrizzazione
– demanganizzazione
– processo di addolcimento con resine scambiatrici di ioni
– processo di ultrafiltrazione
– osmosi inversa
– processo di addolcimento con calce e/o soda a freddo (pressoché abbandonato)

I trattamenti chimici sono:
– correzione del PH e dell’aclalinità
– stabilizzazione della durezza
– dispersione di depositi incoerenti, inorganici e organici
– deossigenazione e passivazione
– formazione di film protettivi
– controllo delle crescite biologiche
– azione disinfettante
– protezione antigelo
– ossidazione e flocculazione

Trattamenti fisici e chimico-fisici
I trattamenti più comuni, almeno nel settore specifico degli impianti termici sono:
– la filtrazione
– la degasazione
– l’addolcimento mediante resine

La filtrazione tende a rimuovere dall’acqua sostanze in sospensione, con elementi filtranti di diverso tipo.
– Materiale granulare inerte contenuto in recipienti chiusi nei quali viene fatta passare l’acqua. Ciclicamente i filtri devono essere rigenerati con lavaggio in controcorrente per eliminare le sostanze trattenute.
– Elementi filtranti con piccola o piccolissima dimensione della luce di passaggio dell’acqua, per cui si ha una rimozione delle particelle sospese; questi elementi devono essere puliti con lavaggio o sostituiti una volta intasati.

In entrambi i casi, manometri o pressostati differenziali, rilevando la perdita di carico, consentono di intervenire, al raggiungimento di valori di perdita significativi di intasamento, per effettuare il lavaggio che, in alcuni casi, può essere automatico. Con l’addolcimento si provvede a sostituire gli ioni incrostanti (calcio o magnesio) con ioni che non formano incrostazioni (sodio). Gli addolcitori sono costituiti da recipienti chiusi contenenti le resine scambiatrici. La capacità di scambio va progressivamente esaurendosi e si deve, pertanto, periodicamente rigenerare con comune sale da cucina (cloruro di sodio).

Trattamenti chimici
Dopo la filtrazione e l’addolcimento l’acqua non dovrebbe dar più luogo a depositi e incrostazioni ma rimane il problema delle corrosioni per cui è necessario ricorrere al dosaggio di prodotti anticorrosivi e protettivi. Nella tabella  sono riportati diversi tipi di condizionamento chimici che possono essere impiegati, anche in combinazione, per svolgere un’azione di protezione.
Gli impianti di dosaggio devono garantire l’immissione dei reagenti nelle concentrazioni più opportune, nei punti prescelti e in modo proporzionale alla quantità di acqua da trattare. I sistemi più semplici prevedono un serbatoio, ne quale viene preparata la soluzione di reagente alla concentrazione richiesta, una pompa dosatrice del tipo a membrana che viene azionata da un motore sincrono gestito da un contatore a impulsi. A ogni impulso del contatore, corrispondente a una ben precisa quantità di acqua passata, la pompa inietta nel circuito la giusta quantità di soluzione.
In applicazioni nelle quali sono richiesti sistemi di dosaggio robusti, precisi e in grado di sostenere contropressioni fino a 200 bar, si impiegano pompe con membrane ad azionamento oleodinamico.

Condizionamenti chimici

Note:
1. Esplicano la loro azione solo nell’acqua e non nel vapore e nel condensato.
2. In mancanza di corretta gestione, l’alcalinità generata, in particolari situazioni (metallo tensionato o presenze di zone nelle quali possa verificarsi una concentrazione localizzata dell’acqua) può provocare fragilità caustica nei generatori di vapore con pericolo di corrosione o di scoppio.
3. Sono da tenere presenti le interazioni tra il condizionante e i metalli o le sostanze con cui il vapore viene a contatto.
4. Attraverso la loro interazione con sali insolubili incrementano i solidi sospesi.
5. Per la loro affinità con le superfici metalliche, favoriscono il distacco di ossidi e di depositi dalle superfici.