Scambiatori ad immersione

Immagino tutti storcere il naso, i vecchi e vituperati serpentini ad immersione, metri e metri di tubo immerso in una vasca allo scopo di raffreddare/riscaldare una soluzione…sicuramente ci sono mezzi più moderni ed efficienti…

Si sono d’accordo, in effetti è un sistema vecchio e poco efficiente, ma per certe applicazioni è indiscutibilmente ancora LA soluzione.

Esistono infatti moltissimi processo industriali, dove risulta ancora conveniente tecnicamente o economicamente, inserire all’interno del serbatoio una serpentina.

I motivi possono essere diversi e solitamente rientrano nei seguenti casi:

  • fluido in vasca particolarmente corrosivo per i normali materiali delle pompe di circolazione
  • fluido da termostatare sporco e non filtrabile
  • fluido in vasca incrostante, con tendenza a cristallizzare o depositare
  • temperature limite molto basse per soluzioni acquose.

Nel primo caso infatti risulta evidente come magari a fronte di uno scambiatore realizzato con materiali particolari, non si possa realizzare in modo altrettanto semplice o magari economico, una pompa di circolazione ed ancora una pompa in materiale plastico, che ha una elevata resistenza alla corrosione, ha limiti di prestazione o di temperatura decisamente contenuti.

Quando poi i fluidi sono sporchi o incrostanti (fanghi, sedimenti, vernici, soluzioni acide), una soluzione con una bella tradizionale serpentina, facilita la manutenzione, oltre a consentire una verifica visiva molto semplificata.

Nell’ultimo caso che cito, mi riferisco ad esempio ai settori alimentari, dove bisogna stoccare grandi quantità di acqua a temperature prossime allo zero (0°C), dove non si può utilizzare antigelo per ovvii motivi, dove quindi anche un congelamento parziale viene ben sopportato da un serpentino immerso, mentre danneggerebbe irreparabilmente uno scambiatore classico.

Tutti questi casi sono rappresentano applicazioni particolari, che ovviamente richiedono soluzioni particolari.

La resa di questi scambiatori ha ovviamente dei limiti, che conseguentemente ne innalzano i costi in modo direttamente proporzionale alla superficie di scambio.

Proprio per questo da diversi anni, abbiamo studiato gli scambiatori a piastre immerse T-COIL, con l’intento di far coesistere le caratteristiche positive delle “vituperate” ma classiche serpentine, con le caratteristiche degli scambiatori a piastre.

Si tratta di una serie di scambiatori dalle caratteristiche interessantissime, che consentono una customizzazione totale, tanto che ne realizziamo delle forme e fogge più disparate per le applicazioni più strane e diversificate.

Possono avere superfici decapate e lisce per applicazioni alimentari e/o farmaceutiche, consentendo di sentire i processi con una sensibilità alla regolazione molto efficiente.

L’estrema versatilità di questi apparecchi, li ha resi interessanti anche per tutta una serie di applicazioni che noi stessi non potevamo immaginare.