Dimensionamento termico di uno scambiatore

Trasferimento di calore
Il trasferimento di calore da un mezzo all’altro è regolato dalle seguenti semplici regole:

  1. il calore passa dal mezzo più caldo a quello più freddo;
  2. deve sussistere una situazione di squilibrio (in questo caso la differenza di temperatura);
  3. il calore ceduto dal mezzo caldo dev’essere tutto assorbito dal mezzo freddo, fatte salve le perdite dovute all’ambiente circostante.

scambiatore di calore a piastre

Scambiatori
Ci sono due tipi principali di scambiatori:
-    scambiatori diretti, in cui i fluidi tra cui avviene il trasferimento di calore vengono messi a contatto e poi separate. Il procedimento presuppone che i due fluidi siano immiscibili; si può prendere come esempio le torri evaporative in cui l’acqua viene raffreddata dal diretto contatto con l’aria;
-    scambiatori indiretti, in cui i fluidi vengono tenuti separati da una parete, attraverso cui avviene lo scambio termico. Lo scambiatore di calore a piastre ad esempio è di tipo indiretto in cui il calore viene trasmesso per conduzione (attraverso le piastre) e per convezione tra il fluido e le piastre.

Formula dello scambio termico
In un fluido monofase, la quantità di calore trasferito è indicata dalla seguente formula:

Q = (m1*cP*δt) = (m2*cP* δt)

Questa equazione indica le esigenze della specifica applicazione. La quantità di calore che lo scambiatore può trasferire è espressa dalla seguente relazione:

Q = k*A*LMTD

In cui:
Q = quantità di calore
A = superficie di scambio
k = coefficiente globale di scambio termico
LMTD = ∆t medio logaritmico
In uno scambiatore dimensionato correttamente, le due equazioni dovrebbero dare lo stesso risultato.

Coefficiente globale di scambio termico
Il processo di scambio termico da un fluido all’altro si sviluppa in tre passaggi (si veda la figura seguente):

  1. per prima cosa avviene il trasferimento di calore dalla massa del mezzo caldo alla piastra che separa i due fluidi;
  2. quindi il calore viene trasferito attraverso la piastra, secondo la conducibilità termica del materiale della piastra stessa;
  3. infine il calore viene trasferito dalla piastra alla massa del mezzo freddo.

Di conseguenza, la resistenza totale al trasferimento di calore in uno scambiatore è data dalla somma di tre singole resistenze.

L’equazione è valida per un’applicazione che non presenta fattori di sporcamento. In caso contrario, bisogna considerare una resistenza ulteriore (fouling factor) o prevedere un margine di sovradimensionamento.
Per quantificare il valore di k, bisogna determinare il coefficiente liminare di ogni fluido, conoscere lo spessore e la conducibilità termica delle piastre e se è necessario inserire un margine di sovradimensionamento.
Il coefficiente film esprime la resistenza al trasferimento di calore nei fluidi laminari vicino alla superficie di scambio. Per ottenere un coefficiente film il più alto possibile bisogna mantenere lo strato di fluido il più sottile possibile.

Per ottenere un elevato coefficiente film bisogna:

1. Mantenere il fluido a velocità elevata. Ci sono due tipi principali di flusso.

Gli scambiatori a piastre possono avere un’elevata turbolenza, grazie al ridotto spazio tra le piastre e al grande numero di punti di contatto che si creano quando le piastre vengono compresse.

2. Mantenere bassa la viscosità del fluido.
Un fluido viscoso tenderà a scorrere in linea retta e quindi il calore verrà trasmesso principalmente per conduzione attraverso le particelle di liquido in movimento una in parallelo all’altra. Al contrario, un fluido a bassa viscosità tenderà a scorrere con moto turbolento, quindi le particelle di fluidi trasferiranno il calore per convezione.

3. Avere un’alta capacità termica del fluido.
Se il fluido ha un’alta capacità termica, può assorbire una grande quantità di calore da una superficie di scambio, anche in presenza di Δt ridotti.
ma questo può non essere controllabile, dato che i fluidi utilizzati spesso sono imposti dal processo o dalle utilities a disposizione.

4. Avere un’alta conducibilità termica del fluido. Anche questo non è sempre controllabile.

5. Mantenere una distanza ridotta tra le superfici di scambio.
È ovviamente importante che si mantengano distanze ridotte, perché il calore deve muoversi dalla massa del fluido alle superfici di scambio che lo circondano. Motivo  questo per il quale si tende a fare piastre con ridotto pressing depth.

Scelta delle piastre e valutazione del calore trasferito utilizzando la lunghezza termica
Abbiamo definito la lunghezza termica di uno scambiatore (Θ) come la capacità dello scambiatore stesso di modificare la temperatura del mezzo dato un certo Δt tra i due fluidi.
Θ è un valore importante nel dimensionamento di uno scambiatore.

Riassumiamo quanto detto prima:

Q = m*cp*δt                                           Q = k*A*LMTD

Se ne deduce quindi che:

m*cp*δt = k*A*LMTD

Da quest’ultima equazione derivano le seguenti uguaglianze:

Come si può vedere, quando il valore di m cresce, cresce anche la superficie di scambio e bisogna prevedere più piastre o più tubi. Se invece è il valore di Θ a crescere, sono necessari piastre o tubi più grandi.

Scegliere un modello di scambiatore
Nella scelta del modello di scambiatore a piastre da adottare, vanno considerati i seguenti punti.
a)    Diametro delle connessioni, nella maggior parte dei casi il volume di fluido da trasportare condizionerà la scelta del modello di scambiatore.
b)    Massimo numero di piastre, quando si è vicini al limite massimo di piastre potrebbe essere conveniente saltare al modello superiore con un numero minore di piastre.
c)     Lunghezza termica del tipo di piastre (Θ).

Per poter dimensionare uno scambiatore è necessario possedere  le seguenti informazioni su entrambi i fluidi:

Nel dimensionare uno scambiatore, il calore trasferito o la perdita di carico sono fattori limitanti. Di solito, più la perdita di carico è elevata e più lo scambio termico è efficace. Un bassa perdita di carico comporta un trasferimento di calore meno efficiente, piastre con una superficie più ampia e un maggior sovradimensionamento. È anche possibile che ci siano abbastanza piastre per trasferire tutto il calore, ma la perdita di carico non è sfruttata appieno. Riducendo il numero delle piastre, lo scambiatore non sarebbe più efficace. Nei vari casi lo scambiatore sarebbe limitato idraulicamente o termicamente, raramente si riescono a bilanciare le due variabili.

Scambiatore a piastre

Commenti

17 risposte a “Dimensionamento termico di uno scambiatore”

  1. Alfio Villani il 14 ottobre 2009 alle 16:51

    bell’articolo, chiaro ed esplicativo; saluti Alfio

  2. Dora il 23 dicembre 2010 alle 22:59

    è tutto esposto molto chiaramente e si vede che te ne intendi…magari mi puoi aiutare…sempre riguardo il progetto di uno scambiatore di calore(nel mio caso a fascio tubiero di tipo 1-2n).
    Come faccio a calc il coeff globale di scambio efficiente dalle temperature caloriche?

  3. Valter Biolchi il 5 gennaio 2011 alle 00:43

    Buongiorno Dora,
    solitamente il coeff globale di scambio è un dato di progettazione, che viene assunto in funzione del tip odi scambiatore e di fluidi in gioco…o forse ho capito male la domanda…

  4. Federica il 29 marzo 2011 alle 19:00

    Buonasera, vi scrivo perchè per la mia tesi di laurea devo dimensionare un evaporatore che scambia calore tra un olio diatermico (Tin=180 Tout=80, portata 1,15 kg/s)) e un fluido organico (Tin=16, Tout=143, portata=0,96 kg/s), potenza trasferita =260 kW. Uno scambiatore a piastre potrebbe essere adatto?se sì di quale tipo?
    grazie

  5. Valter Biolchi il 30 marzo 2011 alle 11:43

    Buongiorno Federica,
    sicuramente gli scambiatori a piastre sono i più indicati per queste applicazioni.
    Viste le temperature e le pressioni in gioco, deve selezionare un modello saldobrasato.
    Se posso essere di aiuto, chieda pure.

  6. Federica il 2 aprile 2011 alle 11:28

    Grazie per la disponibilità. Avrei qualche delucidazione da chiederle riguardo al dimensionamento dello scambiatore, in particolare riguardo al coefficiente globale di scambio termico. Siccome nel mio caso ho un fluido che fra entrata e uscita rimane sempre liquido (l’olio diatermico) mentre l’altro (il fluido organico)entra liquido ma esce in fase di gas, il coefficiente di scambio termico non può essere considerato un unico valore. il mio professore mi ha suggerito perciò di considerare due scambiatori diversi, il primo per effettuare il riscaldamento del fluido organico fino ad un punto di incipiente evaporazione, e il secondo che invece realizzi l’evaporazione completa del fluido organico.
    Lei cosa ne pensa?
    Grazie mille,
    Federica

  7. Valter Biolchi il 4 aprile 2011 alle 15:59

    Direi che è un ottimo suggerimento.
    Lo si fa spesso, anche quando si deve condensare, operando al contrario…
    in un primo scambiatore si condensa, in un secondo in serie si sottoraffredda.

  8. Federica il 5 aprile 2011 alle 14:09

    Quindi potrei usare scambiatori a piastre sia per il riscaldamento che per l’evaporazione se non ho capito male. A questo punto note le grandezze principali dovrei stimare per i due scambiatori un valore di coefficiente di scambio termico globale per la mia coppia di fluidi (per olio diatermico-fluido organico ho letto che potrebbe essere circa 100 W/K*m2 quando entrambi sono in fase liquida) e poi ricavare l’area di scambio termico A . Infine calcolare il numero delle piastre a seconda del modello di scambiatore (pensavo al T plate B oil). E’ il procedimento corretto?

  9. Valter Biolchi il 5 aprile 2011 alle 16:32

    Buongiorno Federica,
    il procedimento è corretto.
    Buon lavoro.

  10. Emanuele il 19 aprile 2011 alle 15:39

    Buongiorno, mi trovo a dover progettare un impianto di riscaldamento con scambiatore alimentato da vapore in 140°, out 80°C Pout 2.5 bar, Pin 4.5 bar portata di acqua secondario 2.5 mc/h DT 10°C Tout70°C. Mi potrebbe suggerire un testo o un sito in cui io possa trovare le informazioni necessarie per la scelta e il corretto dimensionamento dei dispositivi necessari (a parte ispesl)al corretto funzionamento dell’impianto e utili alla scelta dello scambiatore?
    grazie

  11. Valter Biolchi il 20 aprile 2011 alle 14:05

    Buongiorno Emanuele,
    con vapore a bassa pressione, può utilizzare tranquillamente uno scambiatore a piastre per produzione istantanea di acqua calda.
    Se ci contatta, possiamo prepararle una verifica del modello necessario.
    Cordialmente la saluto

  12. Alfonso il 3 giugno 2011 alle 14:54

    Salve e complimenti.
    Sto preparando la tesi di laurea in Ingegneria Meccanica. Dovrei dimensionare uno scambiatore di calore per il recupero di energia termica da pannelli fotovoltaici. Potrebbe darmi qualche consiglio in merito.
    La ringrazio.
    Cordiali saluti.

  13. Valter Biolchi il 6 giugno 2011 alle 15:40

    Buongiorno Alfonso.
    Non mi da molti dati per poterla aiutare, ma molto semplicemente, trattandosi di un recupero, ritengo che sia indicato l’impiego di uno scambiatore a piastre.
    Se mi da qualche dato in più vedo di darle qualche dritta.

    Cordiali saluti,
    Valter

  14. Alfonso il 23 giugno 2011 alle 12:10

    Salve,
    io dovrei trovare un modello per fare un’analisi termica du un pannello ibrido( riuscire a calcolare la temperatura dell’acqua all’uscitra della serpentina dietro il pannello). Mi potrebbe aiutare?
    Cordiali saluti

  15. Valter Biolchi il 24 giugno 2011 alle 10:55

    Buongiorno Alfonso,
    non saprei come aiutarla.
    Provi a contattarmi direttamente che cerco di capire meglio l’applicazione ed insieme vediamo se possiamo fare delle valutazioni.

  16. Federico il 28 ottobre 2011 alle 11:48

    Buongiorno, per una tesi di laurea magistrale in Ingegneria sto effettuando un intervento di “retrofit” su pannelli fotovoltaici. L’intervento consiste nell’installazione di uno scambiatore di calore nel retro del pannello (ho pensato a una serpentina).Il modello di bilancio energetico che ho elaborato per simulare il sistema ha 2 incognite:la temperatura di uscita del fluido(acqua glicolata) e la portata uscente del fluido circolante.
    Quindi mi chiedo: come potrei dimensionare uno scambiatore con incognite anche l’area di scambio (che potrei però stabilire io) ed il coefficiente globale di scambio termico?
    Grazie comunque per l’attenzione

  17. Valter Biolchi il 29 ottobre 2011 alle 07:58

    Buona giornata Federico,
    provo ad approcciare il problema da un punto di vista differente.
    Diciamo che lei sta progettando uno scambiatore per raffreddare dei pannelli fotovoltaici.
    Dovrebbe stabilire prima di tutto la potenzialità termica da dissipare.
    Fatto questo, in base ad un coefficiente di scambio termico globale, da lei stabilito in base a come pensa di realizzare lo scambiatore, definire la superficie di scambio necessaria e verificarne la fattibilità.
    Il coefficiente di scambio è un elemento di progetto, in base a come costruirà (progetterà) lo scambiatore, alla superficie di contatto, alla portata del fluido di raffreddamento (dato quindi non più incognito ma di progetto), al tipo di fluido…, per avere una idea di coefficienti di scambio realistici, può provare a guardare questi link1link2.
    Consideri che il fluido di scambio, per incrementare i coefficienti di scambio, deve lavorare in moto turbolento, quindi cominci a valutare una portata che le consenta di mantenere tale regime all’interno dello scambiatore.
    Spero di esserle stato di aiuto.

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